Configurazioni di sistema sofisticate richiedono configurazioni disco specifiche. Tutti i task comuni di partizionamento possono essere eseguiti con YaST. Per ottenere una denominazione persistente del dispositivo, utilizzare i dispositivi di blocco /dev/disk/by-id o /dev/disk/by-uuid seguenti. LVM (Logical Volume Management) è uno schema di partizionamento dei dischi progettato per garantire una flessibilità decisamente maggiore rispetto al partizionamento fisico utilizzato nelle configurazioni standard. La funzionalità istantanea consente la semplice creazione di backup di dati. RAID (Redundant Array of Independent Disks) garantisce maggiori livelli di integrità dei dati, prestazioni e tolleranza agli errori. SUSE Linux Enterprise Server supporta inoltre la funzionalità Multipath I/O (per ulteriori dettagli, vedere la sezione Chapter 7, Managing Multipath I/O for Devices, Storage Administration Guide), nonché l'utilizzo del protocollo iSCSI come disco di rete (ulteriori informazioni sul protocollo iSCSI sono disponibili nel Chapter 14, Mass Storage over IP Networks: iSCSI, Storage Administration Guide).
La modalità di partizionamento per esperti illustrata in Figura 15.1, «YaST Partitioner» consente di modificare manualmente il partizionamento di uno o più dischi rigidi. È possibile aggiungere, eliminare, ridimensionare e modificare le partizioni, nonché accedere al RAID software e alla configurazione LVM.
Benché sia possibile creare nuove partizioni sul sistema mentre è in esecuzione, il rischio di commettere un errore tale da provocare la perdita dei dati è molto alto. Pertanto, è opportuno evitare di creare nuove partizioni sul sistema installato ed eseguire sempre un backup completo dei dati prima di effettuare questa operazione.
IBM System z9 e zSeries riconoscono solo dischi rigidi DASD e SCSI. I dischi rigidi IDE non sono supportati. Per questo motivo tali dispositivi appaiono nella tabella delle partizioni come dasda o sda per il primo dispositivo riconosciuto.
Tutte le partizioni esistenti o suggerite di tutti i dischi rigidi connessi sono visualizzate nell'elenco della finestra di dialogo di YaST. I dischi rigidi completi vengono elencati come dispositivi senza numero; ad esempio /dev/sda (o /dev/dasda). Le partizioni vengono elencate come parte di questi dispositivi; ad esempio /dev/sda1 (o /dev/dasda1, rispettivamente). Vengono visualizzati anche le dimensioni, lo stato della cifratura, il file system e il punto di montaggio dei dischi rigidi e delle loro partizioni. Il punto di montaggio descrive il punto in cui viene visualizzata la partizione nella struttura ad albero del file system Linux.
A sinistra di sono disponibili numerose viste funzionali. Tali viste consentono di raccogliere informazioni sulle configurazioni di memorizzazione esistenti oppure di configurare funzioni quali RAID, Gestione volume, File cifrati o ancora di visualizzare i file system con funzionalità aggiuntive, ad esempio BTRFS, NFS oppure TMPFS.
Se durante l'installazione si seleziona la finestra di dialogo per esperti, verrà anche indicato e selezionato automaticamente lo spazio libero sul disco rigido. Per fornire più spazio su disco per SUSE® Linux Enterprise Server, liberare lo spazio necessario partendo dal fondo dell'elenco e spostandosi verso l'inizio (partendo dall'ultima partizione di un disco rigido e andando verso la prima).
Sulle piattaforme IBM System z, SUSE Linux Enterprise Server supporta sia i dischi rigidi SCSI che i dischi DASD (dispositivi di memorizzazione ad accesso diretto). Mentre i dischi SCSI possono essere partizionati come descritto più avanti, i dischi DASD possono avere un massimo di 3 partizioni nelle relative tabelle delle partizioni.
Ogni disco rigido dispone di una tabella delle partizioni con spazio per quattro voci. Ciascuna voce della tabella delle partizioni corrisponde a una partizione primaria o una partizione estesa. È tuttavia consentita una sola voce di partizione estesa.
Una partizione primaria è composta semplicemente da una serie continua di cilindri (aree fisiche del disco) assegnata a un particolare sistema operativo. Per la partizioni primarie, il limite è quattro partizioni per disco perché la tabella delle partizioni non può contenerne altre. Per questo motivo vengono utilizzate le partizioni estese. Le partizioni estese sono intervalli continui di cilindri del disco, che possono anche essere divise in partizioni logiche. Le partizioni logiche non necessitano di voci nella tabella delle partizioni. In altre parole, una partizione estesa è un contenitore di partizioni logiche.
Se si ha l'esigenza di utilizzare più di quattro partizioni, è necessario creare una partizione estesa come quarta partizione (o anteriore). Questa partizione estesa deve occupare tutto l'intervallo dei cilindri libero restante. Creare quindi più partizioni logiche all'interno della partizione estesa. Il numero massimo di partizioni logiche consentito è 63, indipendentemente dal tipo di disco. Il tipo di partizione utilizzato non fa alcuna differenza per Linux. Le partizioni primarie e logiche funzionano normalmente.
Se si ha necessità di creare più di 4 partizioni primarie in un unico disco rigido, è necessario utilizzare il tipo di partizione GPT, che consente di rimuovere la limitazione relativa al numero di partizioni primarie e supporta anche partizioni di dimensioni maggiori di 2 TB.
Per utilizzare il tipo GPT, eseguire il partizionatore di YaST, fare clic sul nome del disco rilevante in e scegliere › › .
Per creare una nuova partizione, selezionare , quindi scegliere un disco rigido con spazio libero. Le effettive modifiche possono essere effettuate tramite la scheda :
Selezionare e specificare il tipo di partizione (primario o esteso). Creare fino a quattro partizioni primarie o fino a tre partizioni primarie e una partizione estesa. All'interno della partizione estesa, creare più partizioni logiche (vedere Sezione 15.1.1, «Tipi di partizione»).
Specificare la dimensione della nuova partizione. È possibile scegliere di occupare tutto lo spazio libero non partizionato oppure specificare una dimensione personalizzata.
Selezionare il file system da utilizzare e un punto di montaggio. YaST suggerisce un punto di montaggio per ogni partizione creata. Per utilizzare un metodo di montaggio diverso, come il montaggio per etichetta, selezionare . Per ulteriori informazioni sui file system supportati, fare riferimento a root.
Specificare le ulteriori opzioni per il file system, se il programma di installazione lo richiede. Questa operazione è necessaria, ad esempio, se si ha l'esigenza di usare nomi di dispositivi permanenti. Per dettagli sulle opzioni disponibili, vedere Sezione 15.1.3, «Modifica di una partizione».
Fare clic su per applicare la configurazione del partizionamento e uscire dal modulo.
Se la partizione è stata creata durante l'installazione, viene nuovamente visualizzata la schermata panoramica di installazione.
Il file system di default per la partizione radice Btrfs (per ulteriori informazioni su Btrfs, vedere Chapter 4, System Recovery and Snapshot Management with Snapper, Administration Guide e Chapter 1, Overview of File Systems in Linux, Storage Administration Guide). Il file system radice è il sottovolume di default e non è elencato tra i volumi creati. In quanto sottovolume Btrfs di default, è possibile montarlo come file system normale.
È possibile creare snapshot dei sottovolumi Btrfs, sia manualmente che automaticamente, in base agli eventi di sistema. Ad esempio, quando si apportano modifiche al file system, zypper richiama il comando snapper per creare snapshot prima e dopo la modifica. Questo metodo è utile se non si è soddisfatti con la modifica effettuata da zypper e si desidera ripristinare lo stato precedente. Poiché snapper richiamato da zypper crea per default snapshot del file system radice, è ragionevole escludere directory specifiche dagli snapshot, a seconda della natura dei dati che contengono. Per questo motivo YaST consiglia di creare i sottovolumi separati elencati di seguito.
/tmp /var/tmp /var/run
Directory con contenuti modificati frequentemente.
/var/spool
Contiene i dati dell'utente, come i messaggi di posta.
/var/log
Contiene file di log di sistema e applicazione di cui non si deve eseguire mail il rollback.
/var/crash
Contiene i dump della memoria dei kernel bloccati.
/srv
Contiene i file di dati appartenenti ai server FTP e HTTP.
/opt
Contiene software di terze parti
Poiché gli snapshot salvati richiedono maggior spazio su disco, si consiglia di conservare più spazio per la partizione Btrfs rispetto a una partizione che non è in grado di effettuare snapshot (ad esempio Ext3). Le dimensioni consigliate per una partizione Btrfs radice con i sottovolumi suggeriti sono di 20 GB.
Adesso è possibile gestire una partizione Btrfs con il modulo di YaST. È possibile aggiungere sottovolumi nuovi o rimuovere quelli esistenti.
Avviare il modulo di YaST con › .
Scegliere nel riquadro a sinistra.
Selezionare la partizione Btrfs di cui si devono gestire i sottovolumi e fare clic su .
Fare clic su . È possibile visualizzare un elenco di tutti i sottovolumi esistenti della partizione Btrfs selezionata. Le voci di @/.snapshots/xyz/snapshot che è possibile osservare sono sottovolumi appartenenti a uno snapshot esistente.
A seconda che si desideri aggiungere o rimuovere sottovolumi, procedere come indicato di seguito:
Per rimuovere un sottovolume, selezionarlo dall'elenco e fare clic su .
Per aggiungere un nuovo sottovolume, immetterne il nome nella casella di testo e fare clic su .
Confermare con e .
Abbandonare il partizionatore facendo clic su .
Quando si crea una nuova partizione o si modifica una partizione esistente, è possibile impostare vari parametri. I parametri di default impostati da YaST per le nuove partizioni sono generalmente sufficienti e non richiedono alcuna modifica. Per modificare manualmente la configurazione della partizione, procedere come segue:
Scegliere la partizione.
Fare clic su per modificare la partizione e impostare i parametri:
Anche se in questa fase non si intende ancora formattare la partizione, assegnare a essa un ID di file system per garantire che venga registrata correttamente. I valori che è possibile utilizzare sono , , e .
Per modificare il file system della partizione, fare clic su e selezionare il tipo di file system dall'elenco .
SUSE Linux Enterprise Server supporta diversi tipi di file system. Btrfs è il file system Linux scelto per la partizione radice in quanto presenta funzionalità avanzate. Tale file system supporta la funzionalità copy-on-write, la creazione di snapshot, il frazionamento in più dispositivi, i sottovolumi e altre funzionalità utili. XFS, Ext3 e JFS sono file system con journaling. Tali file system sono in grado di ripristinare il sistema molto velocemente dopo un'interruzione mediante l'utilizzo di processi di scrittura registrati durante il funzionamento. Ext2 non è un file system con journaling, tuttavia risulta particolarmente appropriato per partizioni di dimensioni ridotte in quanto per la sua gestione non è richiesto molto spazio su disco.
Il file system di default per la partizione radice è Btrfs. Il file system di default per le altre partizioni è XFS.
Swap è un formato speciale che consente l'utilizzo della partizione come memoria virtuale. Creare una partizione swap di almeno 256 MB. Se tuttavia si utilizza tutto lo spazio swap, è consigliabile aggiungere altra memoria al sistema anziché ulteriore spazio swap.
La modifica del file system e la riformattazione delle partizioni provoca la cancellazione definitiva di tutti i dati dalla partizione.
Per informazioni dettagliate sui vari file system, fare riferimento alla Storage Administration Guide (Guida all'amministrazione della memorizzazione).
Se si attiva la cifratura, tutti i dati scritti sul disco rigido saranno cifrati. Questa operazione incrementa la sicurezza dei dati sensibili, ma riduce la velocità del sistema poiché l'elaborazione dei dati cifrati richiede più tempo. Per ulteriori informazioni sulla cifratura dei file system, vedere Chapter 11, Encrypting Partitions and Files, Security Guide.
Specificare la directory in cui installare la partizione all'interno dell'albero del file system. Selezionare uno dei suggerimenti di YaST oppure immettere un altro nome.
Impostare i vari parametri contenuti nel file di amministrazione del file system globale (/etc/fstab). Le impostazioni di default sono generalmente adatte alla maggior parte delle configurazioni. Ad esempio è possibile modificare l'ID del file system, modicandolo dal nome del dispositivo all'etichetta di volume. Nell'etichetta di volume è possibile utilizzare tutti i caratteri eccetto / e spazio.
Per ottenere nomi di dispositivi permanenti, utilizzare l'opzione di montaggio , o . In SUSE Linux Enterprise Server i nomi dei dispositivi permanenti sono abilitati per default.
Poiché il montaggio per ID genera problemi sui dischi IBM System z quando si utilizza la funzione di copia da disco a disco a scopo di clonazione, per default i dispositivi vengono montati per percorso in /etc/fstab sui dischi IBM System z.
Se si preferisce montare la partizione in base all'etichetta, è necessario definirne una nel campo . Ad esempio è possibile usare l'etichetta della partizione HOME per una partizione che deve essere montata in /home.
Per usare quote per il file system, usare l'opzione di installazione . Questa operazione deve essere effettuata prima delle definizione delle quote per gli utenti nel modulo di YaST. Per ulteriori informazioni su come configurare le quote per gli utenti, vedere Sezione 12.3.4, «Gestione delle quote».
Fare clic su per salvare le modifiche.
Per ridimensionare un file system esistente, selezionare la partizione e utilizzare . Si noti che non è possibile ridimensionare le partizioni montate. Per ridimensionare le partizioni, disinstallare la partizione interessata prima di eseguire il partizionatore.
Dopo aver selezionato un dispositivo disco rigido (ad esempio ) nel riquadro , è possibile accedere al menu dal lato inferiore destro della finestra . Il menu presenta i seguenti comandi:
Utilizzare questa opzione per creare una nuova tabella delle partizioni sul dispositivo selezionato.
La creazione di una nuova tabella delle partizioni sul dispositivo provoca la cancellazione definitiva di tutte le partizioni e dei relativi dati da tale dispositivo.
Utilizzare questa opzione per clonare il layout delle partizioni di un dispositivo (senza i rispettivi dati) negli altri dispositivi disco disponibili.
Dopo aver selezionato il nome host del computer (il livello superiore dell'albero nel riquadro ), è possibile accedere al menu dal lato inferiore destro della finestra . Il menu presenta i seguenti comandi:
Per accedere a SCSI tramite i dispositivi di blocco IP, è innanzitutto necessario configurare iSCSI. Questa operazione rende disponibili ulteriori periferiche nell'elenco delle partizioni principali.
Selezionare questa opzione per configurare il miglioramento multipath per i dispositivi di storage di massa supportati.
Nella sezione che segue vengono forniti alcuni suggerimenti relativi al partizionamento che possono risultare utili in fase di configurazione del sistema.
Si noti che strumenti di partizionamento diversi possono iniziare il conteggio dei cilindri di una partizione da 0 o 1. Quando si calcola il numero di cilindri, è sempre necessario utilizzare la differenza tra i numeri dell'ultimo e primo cilindro e aggiungere uno.
scambio #Lo scambio permette di estendere la memoria fisica disponibile e poter utilizzare quindi più memoria rispetto alla memoria RAM disponibile. Il sistema di gestione della memoria dei kernel anteriore alla versione 2.4.10 utilizzava lo scambio come misura di sicurezza. Quindi, le prestazioni del sistema risultavano inferiori se nel spazio di scambio non era disponibile una memoria pari al doppio della memoria RAM. Queste limitazioni sono più applicabili.
Linux utilizza una pagina «Least Recently Used» (Ultimi utilizzati meno di recente) (LRU) per selezionare pagine che possono essere state spostate dalla memoria al disco. Ciò rende disponibile più memoria alle applicazioni in esecuzione e rende più efficientemente l'operazione di memorizzazione nella cache.
Se un'applicazione tenta di allocare la memoria massima consentita, è possibile che si verifichino problemi con lo scambio. I tre principali scenari a cui fare riferimento sono:
L'applicazione ottiene la quantità massima di memoria disponibile. Poiché tutte le cache vengono cancellate, tutte le altre applicazioni in esecuzione risultano rallentate. Dopo qualche minuto si attiva il meccanismo di terminazione per l'esaurimento della memoria del kernel che termina il processo.
Inizialmente, il sistema diventa lento come se si trattasse di un sistema senza scambio. Dopo l'allocazione di tutta la RAM fisica, viene utilizzato anche lo spazio di scambio. A questo punto il sistema diventa molto lento ed è impossibile eseguire i comandi in remoto. A seconda della velocità dei dischi rigidi che eseguono lo spazio di scambio, il sistema permane in questa condizione per circa 10-15 minuti fino a che il meccanismo di terminazione per l'esaurimento della memoria non risolve il problema. Si noti che è necessario disporre di un determinato spazio di scambio se si desidera che il computer esegua una «sospensione su disco». In questo caso, le dimensioni dello spazio di scambio devono essere tali da contenere tutti i dati necessari della memoria (512 MB - 1 GB).
È preferibile evitare che l'applicazione sia fuori controllo ed effettui un numero eccessivo di scambi. Se si utilizza un'applicazione di questo tipo, il ripristino del sistema potrebbe richiedere molte ore. Durante il processo, è possibile che si verifichino timeout e guasti negli altri processi e che il sistema rimanga in uno stato non definito anche dopo l'interruzione del processo guasto. In questo caso, è necessario effettuare un riavvio hardware del computer e provare a mettere il computer nuovamente in funzione. Una grande quantità di scambio è utile solo se si dispone di un'applicazione che fa affidamento su questa funzione. Queste applicazioni (come i database o i programmi di manipolazione della grafica) hanno spesso un'opzione che consente di utilizzare direttamente lo spazio su disco rigido per le loro necessità. È consigliabile utilizzare questa opzione anziché usare molto spazio di scambio.
Se il sistema non è fuori controllo, ma necessita di una maggiore quantità di scambio dopo un po' di tempo, è possibile ampliare lo spazio di scambio online. Se è stata preparata una partizione per lo spazio di scambio, aggiungerla con YaST. Se non è disponibile alcuna partizione, è anche possibile utilizzare un file di scambio per ampliare lo spazio di scambio. I file di scambio sono generalmente più lenti delle partizioni. Tale differenza è trascurabile, perché sia i file di scambio che le partizioni sono entrambi estremamente lenti rispetto alla RAM fisica.
Per aggiungere un file di scambio al sistema in esecuzione, procedere come segue:
Creare un file vuoto nel sistema. Ad esempio per aggiungere un file di scambio con uno scambio di 128 MB in /var/lib/swap/swapfile, utilizzare i comandi:
mkdir -p /var/lib/swap dd if=/dev/zero of=/var/lib/swap/swapfile bs=1M count=128
Inizializzare questo file di scambio utilizzando il comando
mkswap /var/lib/swap/swapfile
Attivare lo scambio utilizzando il comando
swapon /var/lib/swap/swapfile
Per disabilitare il file di scambio, utilizzare il comando
swapoff /var/lib/swap/swapfile
Controllare gli spazi di scambio attualmente disponibili utilizzando il comando
cat /proc/swaps
Si noti che a questo punto si tratta solo di uno spazio di scambio temporaneo. Dopo il riavvio successivo, non verrà più utilizzato.
Per abilitare permanentemente il file di scambio, aggiungere la seguente riga a /etc/fstab:
/var/lib/swap/swapfile swap swap defaults 0 0
Dalla finestra accedere alla configurazione LVM facendo clic sulla voce nel riquadro . Tuttavia, se è già presente una configurazione LVM funzionante nel sistema, viene automaticamente attivata al momento in cui si accede alla configurazione LVM iniziale di una sessione. In questo caso non è possibile suddividere nuovamente in partizioni tutti i dischi che contengono una partizione appartenente a un gruppo di volumi attivato. Il kernel Linux non è in grado di leggere nuovamente la tabella delle partizioni modificate di un disco rigido se una delle sue partizioni è in uso. Se nel sistema è già presente una configurazione LVM funzionante, non è generalmente necessario effettuare una nuova operazione di suddivisione in partizioni fisica. Modificare invece la configurazione dei volumi logici.
Le informazioni relative al volume vengono scritte nella partizione all'inizio dei volumi fisici (physical volume, PV) Per riutilizzare tale partizione per altri scopi non LVM, è consigliabile eliminare l'inizio del volume. Ad esempio nel sistema di VG e nella partizione di PV /dev/sda2, utilizzare il comando dd if=/dev/zero of=/dev/sda2 bs=512 count=1.
Il file system utilizzato per l'avvio (il file system radice o /boot) non deve essere memorizzato su un volume logico LVM. Memorizzarlo invece su una normale partizione fisica.
Per ulteriori dettagli su LVM, vedere Storage Administration Guide.
Questa sezione descrive brevemente i principi alla base di Logical Volume Manager (LVM) e le sue funzioni. Per informazioni su come configurare LVM con YaST, vedere Sezione 15.2.2, «Configurazione di LVM con YaST».
L'uso di LVM può talvolta aumentare i rischi compresi quelli relativi all'eventuale perdita di dati. I rischi comprendono anche arresti delle applicazioni, interruzioni nell'alimentazione e comandi errati. Prima di implementare LVM o di riconfigurare i volumi, è sempre opportuno salvare i dati. Ricordarsi sempre di effettuare un backup prima di effettuare qualunque operazione.
LVM consente di distribuire lo spazio su disco in modo flessibile su più file system. Questa applicazione è stata sviluppata per far fronte alla necessità di modificare la segmentazione del disco rigido solo dopo la partizione iniziale effettuata al momento dell'installazione. Poiché è difficile modificare le partizioni su un sistema in esecuzione, LVM offre un pool virtuale (gruppo di volumi o VG) di spazio di memoria che può essere usato per creare i volumi logici (LV) necessari. Il sistema operativo accede a questi volumi logici anziché alle partizioni fisiche. I gruppi di volumi possono occupare più dischi, quindi più dischi o parti di essi possono costituire un unico volume logico. LVM fornisce una sorta di immagine astratta dello spazio fisico su disco che consente di modificare la segmentazione in modo molto più semplice e veloce rispetto a una nuova suddivisione in partizioni fisiche. Per informazioni generali sulla creazione di partizioni fisiche, vedere Sezione 15.1.1, «Tipi di partizione» e Sezione 15.1, «Utilizzo della modalità di partizionamento di YaST».
Figura 15.3, «Differenze tra la suddivisione in partizioni e il gestore di volumi logici» confronta le partizioni fisiche (a sinistra) con la segmentazione LVM (a destra). Sul lato sinistro un disco è stato diviso in tre partizioni fisiche (PART), ciascuna con un punto di montaggio (MP) in modo che il sistema operativo possa accedervi. Sul lato destro due dischi sono stati divisi rispettivamente in due e tre partizioni. Sono stati definiti due gruppi di volumi LVM (VG 1 e VG 2). VG 1 contiene due partizioni del DISCO 1 e una partizione del DISCO 2. VG2 contiene le due restanti partizioni del DISCO 2. In LVM, le partizioni fisiche sono raggruppate in un gruppo di volumi chiamati volumi fisici (PV). All'interno dei gruppi dei volumi, sono stati definiti quattro volumi logici (da LV1 a LV4), che possono essere utilizzati dal sistema operativo tramite i punti di montaggio associati. Non è necessario che il bordo tra i diversi volumi logici sia allineato a un bordo di partizione. Vedere il bordo tra LV 1 e LV 2 nell'esempio.
Funzioni di LVM:
Consente di combinare più dischi rigidi o partizioni in un unico volume di grandi dimensioni.
Se la configurazione lo consente, è possibile ingrandire un volume logico (come /usr) quando lo spazio libero su disco è esaurito.
Con LVM è possibile aggiungere dischi rigidi o volumi logici a un sistema in esecuzione. Ciò richiede tuttavia l'uso di componenti hardware collegabili.
È possibile attivare una "modalità di striping" che distribuisce il flusso di dati di un volume logico su più volumi fisici. Se questi volumi fisici risiedono su dischi diversi, le prestazioni in lettura e scrittura risultano migliorate, come con il RAID 0.
La funzione di snapshot consente di effettuare backup coerenti (soprattutto per i server) mentre il sistema è in funzione.
Queste funzioni rendono LVM immediatamente utilizzabile anche per i PC per uso domestico o i server di piccole dimensioni utilizzati intensamente. LVM è particolarmente indicato per gli utenti con uno stock di dati in continua crescita (come i database, gli archivi di musica o le directory utente), perché consente di gestire file system di dimensioni maggiori rispetto al disco rigido fisico. Un altro vantaggio di LVM deriva dal fatto che consente di aggiungere un massimo di 256 volumi logici. Tuttavia, le modalità di utilizzo di LVM sono diverse da quelle delle normali partizioni. Per istruzioni e ulteriori informazioni sulla configurazione di LVM, vedere il documento LVM HOWTO ufficiale alla pagina Web http://tldp.org/HOWTO/LVM-HOWTO/.
Per i Kernel a partire dalla versione 2.6, è possibile usare la versione 2 di LVM, che è compatibile con tutte le versioni precedenti di LVM e consente di gestire i gruppi di volumi esistenti. Quando si creano nuovi gruppi di volumi è necessario specificare se utilizzare il nuovo formato oppure una versione compatibile con il formato precedente. LVM 2 non richiede patch del kernel specifiche. Sfrutta il mapper del dispositivo integrato nel kernel 2.6. Questo kernel supporta solo LVM versione 2. Pertanto, quando si parla di LVM, in questa sezione si fa riferimento sempre a LVM versione 2.
A partire dalla versione 3.4 del kernel, LVM supporta il thin provisioning. Un volume soggetto al thin provisioning ha una capacità virtuale e una capacità reale. La capacità virtuale è la capacità memorizzazione del volume disponibile in un host. La capacità reale è la capacità di memorizzazione allocata a una copia del volume da un pool di memorizzazione. In un volume completamente allocato, la capacità virtuale e quella reale sono uguali. In un volume soggetto a thin provisioning, tuttavia, la capacità virtuale può essere molto più grande di quella reale. Se la capacità reale di un volume soggetto a thin provisioning non è sufficiente per un'operazione di scrittura, il volume viene messo offline e viene registrato un errore.
Per ulteriori informazioni generali, vedere http://wikibon.org/wiki/v/Thin_provisioning.
È possibile accedere alla configurazione LVM di YaST tramite la Modalità di partizionamento per esperti YaST (vedere Sezione 15.1, «Utilizzo della modalità di partizionamento di YaST») nella voce del riquadro . La Modalità di partizionamento per esperti consente di modificare e cancellare le partizioni esistenti, nonché di crearne di nuove da utilizzare con LVM. Il primo task consiste nella creazione di volumi fisici che forniscano spazio a un gruppo di volumi:
Selezionare un disco rigido da
Passare alla scheda .
Fare clic su e immettere la dimensione desiderata per il volume fisico sul disco.
Utilizzare e modificare il valore del in . Non montare questa partizione.
Ripetere questa procedura finché non si sono definiti tutti i volumi fisici desiderati dei dischi disponibili.
Se nel sistema non esistono ancora gruppi di volumi, è necessario aggiungerne uno (vedere Figura 15.4, «Creazione di un gruppo di volumi»). È possibile creare gruppi aggiuntivi facendo clic su nel riquadro e successivamente su . Generalmente è sufficiente un solo gruppo di volumi.
Immettere un nome per il gruppo di volumi, ad esempio system.
Selezionare le desiderate. Questo valore definisce la dimensione di un blocco fisico nel gruppo di volumi. Tutto lo spazio su disco del gruppo di volumi viene gestito utilizzando blocchi della dimensione specificata.
Aggiungere i volumi fisici preparati al gruppo di volumi selezionando il dispositivo e facendo clic su . Per selezionare più dispositivi, tenere premuto il tasto Ctrl durante la selezione.
Selezionare per rendere il gruppo di volumi disponibile per le operazioni di configurazione.
Se sono stati definiti più gruppi di volumi e si desidera aggiungere o rimuovere volumi fisici, selezionare il gruppo di volumi nell'elenco , quindi fare clic su . Nella seguente finestra, è possibile aggiungere o rimuovere volumi fisici al/dal gruppo di volumi.
Una volta aggiunto il volume fisico al gruppo di volumi, definire il volume logico che il sistema operativo deve utilizzare nella finestra di dialogo successiva. Scegliere il gruppo di volumi corrente e passare alla scheda . , , e i volumi logici in base alle esigenze fino a quando tutto lo spazio nel gruppo di volumi non si esaurisce. Assegnare almeno un volume logico a ciascun gruppo di volumi.
Fare clic su e procedere con le operazioni richieste nella finestra popup simile a una procedura guidata che viene visualizzata.
Immettere il nome del volume logico. Per una partizione da montare nel percorso /home, è possibile utilizzare un nome come HOME.
Selezionare il tipo di volume logico tra , o . È necessario creare prima un pool leggero che sia in grado di memorizzare singoli volumi leggeri.
Selezionare la dimensione e il numero di stripe del volume logico. Se si dispone di un solo volume fisico, non risulta utile selezionare più stripe.
Il grande vantaggio offerto da un thin provisioning è che la somma totale di tutti i volumi leggeri memorizzati in un pool leggero può superare le dimensioni del pool stesso.
Scegliere il file system da utilizzare nel volume logico nonché il punto di montaggio.
L'utilizzo delle stripe consente di distribuire il flusso di dati del volume logico tra più volumi fisici (striping). Lo striping di un volume può tuttavia essere eseguito solo su volumi fisici diversi, ciascuno dei quali fornisce almeno la quantità di spazio del volume. Il numero massimo di segmenti corrisponde a quello di volumi fisici. Il valore "1" indica "nessuno striping". Lo striping ha senso solo per volumi fisici presenti su dischi rigidi diversi, in caso contrario si avrebbe una riduzione delle prestazioni.
A questo punto, YaST non è in grado di verificare la correttezza delle voci relative agli stripe. Quindi, gli eventuali errori saranno visibili solo successivamente, quando LVM viene implementato sul disco.
Se si è già configurato LVM sul sistema, è possibile utilizzare anche i volumi logici esistenti. Prima di continuare, assegnare punti di montaggio appropriati a tali volumi logici. consente di tornare alla Modalità di partizionamento per esperti YaST, per completare il lavoro.
I RAID (Redundant Array of Independent Disks) vengono configurati allo scopo di combinare più partizioni di dischi rigidi in un unico disco rigidovirtuale per ottimizzare le prestazioni e/o la sicurezza dei dati. La maggior parte dei controller RAID utilizza il protocollo SCSI perché è in grado di indirizzare un maggior numero di dischi rigidi in modo più efficiente rispetto al protocollo IDE. Questo protocollo è inoltre più indicato per l'elaborazione parallela dei comandi. Alcuni RAID supportano comunque i dischi rigidi IDE o SATA. I RAID software forniscono gli stessi vantaggi dei sistemi RAID senza i costi dei controller RAID hardware. Tuttavia, ciò richiede molto tempo della CPU e requisiti di memoria che li rendono non adatti ai computer ad alte prestazioni.
Con SUSE® Linux Enterprise Server, è possibile combinare diversi dischi rigidi in un unico sistema RAID software. Le strategie coinvolte nella configurazione di un sistema RAID che includa diversi dischi rigidi sono numerose e ognuna consente di conseguire particolari obiettivi e vantaggi e si distingue per determinate caratteristiche. Queste varianti sono note in genere come livelli RAID.
I livelli RAID più comuni sono:
Questo livello consente di migliorare le prestazioni di accesso ai dati mediante la suddivisione dei blocchi di ogni file tra più unità disco. Non si tratta di un RAID vero e proprio poiché non prevede il backup dei dati. Tuttavia, il nome RAID 0 è diventato di uso comune per questo tipo di sistema. RAID 0 consente di riunire in pool due o più dischi rigidi. Le prestazioni risultano migliori, ma è sufficiente che si verifichi un problema in uno solo dei dischi rigidi perché il sistema RAID venga distrutto e i dati perduti.
Questo livello garantisce sicurezza adeguata per i dati poiché ne viene eseguita una copia integrale su un altro disco rigido. Questa tecnica è nota come copia speculare del disco rigido. Se un disco viene danneggiato, è sempre disponibile una copia dei rispettivi contenuti in un'altra unità. È sufficiente che un solo disco rimanga integro affinché non si verifichino perdite di dati. Tuttavia, se il danno non viene rilevato, è possibile eseguire una copia speculare dei dati danneggiati sul disco non danneggiato. Ciò potrebbe comportare ugualmente la perdita di dati. Durante il processo di copia, le prestazioni in scrittura risultano minori rispetto a quando si utilizza l'accesso a un solo disco (dal 10 al 20% più lente), ma l'accesso in lettura è molto più veloce rispetto a uno qualsiasi dei dischi rigidi fisici normali. Ciò dipende dal fatto che è possibile effettuare la scansione dei dati duplicati in parallelo. In generale, è possibile affermare che il livello 1 offre una velocità di trasferimento circa doppia in lettura e sostanzialmente pari in scrittura rispetto ai dischi rigidi singoli.
Il RAID 5 è una soluzione di compromesso tra i livelli 0 e 1, ottimizzata in termini di prestazioni e ridondanza. Lo spazio su disco rigido equivale al numero di dischi utilizzati meno uno. I dati vengono distribuiti sui dischi rigidi come con il RAID 0. I blocchi di parità, creati su una delle partizioni vengono utilizzati a scopo di sicurezza. Questi sono collegati tra loro tramite XOR che consente di ricostruire i contenuti in base al blocco di parità corrispondente in caso di malfunzionamento del sistema. Con RAID 5, non è possibile che si verifichino guasti in più dischi contemporaneamente. Pertanto, in caso di errore in un disco rigido, è necessario sostituirlo nel minor tempo possibile per evitare che si verifichino perdite di dati.
È possibile aumentare ulteriormente l'affidabilità del sistema RAID utilizzando RAID 6. In questo livello, anche se due dischi non funzionano, è comunque possibile ricostruire la matrice. Con RAID 6, per eseguire la matrice sono necessari almeno 4 dischi rigidi. Quando viene eseguita come software raid, questa configurazione richiede una quantità considerevole di tempo e memoria della CPU.
Questa implementazione RAID combina funzionalità di RAID 0 e RAID 1: viene prima eseguita la copia speculare dei dati in array di dischi separati, che vengono inseriti in una nuova matrice di tipo RAID 0;. In ciascuna matrice RAID 1 secondaria l'errore di un solo disco non provoca danni ai dati. Per eseguire un RAID 10, è necessario un minimo di quattro dischi e un numero pari di dischi. Questo tipo di RAID viene utilizzato per l'applicazione di database in cui si prevede che vengano inseriti volumi molto elevati di dati.
Sono stati sviluppati vari altri livelli RAID (ad esempio RAID 2, RAID 3, RAID 4, RAIDn, RAID 10, RAID 0+1, RAID 30, RAID 50 e così via), alcuni dei quali sono implementazioni proprietarie realizzate dai produttori di hardware. Si tratta di livelli non molto diffusi, la cui descrizione viene pertanto tralasciata.
La configurazione YaST può essere eseguita dalla Modalità di partizionamento per esperti YaST, descritta nella Sezione 15.1, «Utilizzo della modalità di partizionamento di YaST». Questo strumento di partizionamento consente di modificare e cancellare le partizioni esistenti, nonché di crearne di nuove da utilizzare con i RAID software:
Selezionare un disco rigido da
Passare alla scheda .
Fare clic su e specificare la dimensione desiderata per la partizione raid sul disco.
Utilizzare e modificare l' in . Non montare questa partizione.
Ripetere questa procedura finché non si sono definiti tutti i volumi fisici desiderati dei dischi disponibili.
Per i RAID 0 e RAID 1, sono necessarie almeno due partizioni. Per il RAID 1, in genere, solo due. Se viene utilizzato RAID 5, sono necessarie almeno tre partizioni, mentre RAID 6 e RAID 10 richiedono almeno quattro partizioni. È consigliabile utilizzare solo partizioni aventi le stesse dimensioni. Le partizioni RAID devono essere ubicate su dischi diversi per ridurre il rischio di perdite di dati in caso di guasto di un disco (RAID 1 e 5) e ottimizzare le prestazioni di RAID 0. Una volta create tutte le partizioni da utilizzare con RAID, fare clic su › per iniziare la configurazione RAID.
Nella finestra di dialogo successiva, scegliere tra i livelli RAID 0, 1, 5, 6 e 10. Quindi, selezionare tutte le partizioni di tipo «RAID Linux» o «nativo Linux» da utilizzare con il sistema RAID. Non vengono visualizzate partizioni di scambio o DOS.
Per i tipi di RAID in cui è importante l'ordine dei dischi aggiunti, è possibile contrassegnare i singoli dischi con una lettera compresa tra la A e la E. Fare clic sul pulsante , selezionare il disco, quindi fare clic su uno dei pulsanti , dove X è la lettera da assegnare al disco. Assegnare tutti i dischi RAID disponibili in questo modo e confermare con . È possibile ordinare facilmente i dischi classificati mediante i pulsanti o , oppure aggiungere un modello di ordinamento da un file di testo selezionando .
Per aggiungere una partizione precedentemente non assegnata al volume RAID selezionato, fare clic sulla partizione e quindi su . Assegnare tutte le partizioni riservate al RAID. In caso contrario, lo spazio disponibile nella partizione rimane inutilizzato. Dopo aver assegnato tutte le partizioni, fare clic su per selezionare le disponibili.
Nell'ultimo passaggio, impostare il file system per l'uso della cifratura e del punto di montaggio per il volume RAID. Fare clic su per completare la configurazione e verificare che in Modalità di partizionamento per esperti il dispositivo /dev/md0 e gli altri siano indicati con il RAID.
Verificare nel file /proc/mdstat se una partizione RAID è stata danneggiata. In caso di malfunzionamento del sistema, chiudere Linux e sostituire il disco rigido difettoso con una nuova unità partizionata in modo identico. Riavviare quindi il sistema e immettere il comando mdadm /dev/mdX --add /dev/sdX. Sostituire "X" con l'identificatore del dispositivo in questione. In questo modo, il disco rigido viene automaticamente integrato nel sistema RAID e ricostruito completamente.
Tenere presente che, sebbene sia possibile accedere ai dati durante la ricostruzione, è possibile riscontrare qualche problema di prestazioni fino a quando non viene completamente ricostruito il sistema RAID.
Per ulteriori informazioni e istruzioni sulla configurazione di RAID software, vedere la documentazione HOWTO in:
/usr/share/doc/packages/mdadm/Software-RAID.HOWTO.html
Sono disponibili diverse mailing list relative ai RAID Linux, come http://marc.info/?l=linux-raid.