SUSE® Linux Enterprise (SLE) consente di aggiornare un sistema esistente alla nuova versione, ad esempio per passare da SLE 11 SP3 a SLE 12. Non è necessaria una nuova installazione. I dati esistenti, quali home directory, directory dei dati e configurazione di sistema, restano invariati. È possibile eseguire l'aggiornamento da un'unità CD o DVD locale o da un'origine dell'installazione di rete centrale.
Se si ha familiarità con gli aggiornamenti, gli upgrade e i service pack di SUSE Linux Enterprise in generale, è possibile consultare la sezione relativa alla terminologia per le news, quindi passare direttamente alla sezione sulla panoramica degli aggiornamenti. In questa sezione sono illustrate le possibilità di aggiornamento disponibili e viene indicato come pianificare un aggiornamento complessivo e le sezioni successive: istruzioni passo-passo per l'aggiornamento alla release attuale, SUSE Linux Enterprise Server 12.
Il resto del capitolo contiene informazioni di base su cicli di vita dei prodotti SUSE e release di Service Pack, policy di upgrade consigliate, spiegazione della capacità di SUSE Linux Enterprise di rimanere attuale nonostante i numeri di versione non attuali ("backport") e altro materiale di riferimento incluso nelle istruzioni per l'aggiornamento.
In questo capitolo vengono utilizzati diversi termini Per comprendere le informazioni, leggere le definizioni riportate di seguito:
Il backporting è l'atto di adattare modifiche specifiche di una versione del e di applicarle a una versione precedente. Nella maggior parte dei casi, tale operazione consiste nel correggere le falle di sicurezza nei componenti software precedenti. Di norma rientra nella procedura di manutenzione volta a fornire miglioramenti o (meno comune) nuove funzioni.
Un delta RPM è costituito unicamente dal diff binario tra due versioni definite di un pacchetto e ha quindi le dimensioni di download più piccole in assoluto. Prima di installare il pacchetto RPM completo, è necessario ricostruirlo sul computer locale.
Una metafora del processo di sviluppo del software nel mondo open source world (rispetto all'upstream). Il termine downstream si riferisce a persone o a organizzazioni come SUSE, che integrano il codice sorgente da upstream con altro software per creare una distribuzione che viene quindi utilizzata dagli utenti finali. Da i rispettivi sviluppatori, il software scorre quindi downstream mediante gli integratori verso gli utenti finali.
Le estensioni (note anche come prodotti aggiuntivi) offrono ulteriori funzionalità di valore del prodotto a SUSE Linux Enterprise Server. Vengono fornite da SUSE e rispettivi partner e vengono registrate e installate in aggiunta al prodotto di base SUSE Linux Enterprise Server.
I moduli sono parti completamente supportate di SUSE Linux Enterprise Server con un ciclo di vita diverso. Presentano un ambito chiaramente definito e vengono distribuite solo tramite canali online. La registrazione in SUSE Customer Center è un requisito fondamentale per poter eseguire la sottoscrizione a questi canali.
Aggiornamento a un (SP) utilizzando gli strumenti di aggiornamento online(al posto del supporto di installazione) per installare le rispettive patch. Tutti i pacchetti del sistema installato, inclusi gli aggiornamenti, vengono aggiornati allo stato più recente degli aggiornamenti di SP3 e SP2.
Con pacchetto si intende un file compresso in formato rpm che contiene tutti i file di un determinato programma, inclusi i componenti facoltativi, come configurazione, esempi e documentazione.
Una patch è costituita da uno o più pacchetti e può essere applicata mediante delta RPM. Potrebbe anche introdurre dipendenze in pacchetti non ancora installati.
La release principale di SUSE Linux Enterprise (o qualsiasi prodotto software) presenta funzioni e strumenti nuovi, annulla i componenti obsoleti precedenti e include modifiche incompatibili con le versioni precedenti.
Combinazione di diverse patch in un formato facile da installare o distribuire. I service pack sono numerati e generalmente contengono correzioni della sicurezza, aggiornamenti, upgrade o miglioramenti di programmi.
Una metafora del processo di sviluppo del software nel mondo open source world (rispetto al donwstream). Il termine upstream si riferisce al progetto, all'autore o al gestore di un software distribuito come codice sorgente. Feedback, patch, miglioramenti delle funzioni o di altri componenti scorrono da utenti finali o collaboratori verso gli sviluppatori upstream. Questi decideranno se integrare o rifiutare la richiesta.
Se un membro del progetto decide di integrare la richiesta, questa verrà riportata nelle versioni più recenti del software. Una richiesta accettata risulterà vantaggiosa per tutte le parti coinvolte nel progetto.
I motivi di rifiuto di una richiesta possono essere molteplici. Ad esempio la richiesta non è conforme alle linee guida del progetto, non è valida, è già stata integrata oppure non rientra nell'ambito del progetto. Una richiesta non accettata risulta problematica per gli sviluppatori upstream in quanto devono sincronizzare le patch con il codice upstream. In genere si evita di seguire questa prassi, ma talvolta essa è indispensabile.
Installazione di una versione più recente minore di un pacchetto.
Installazione di una versione più recente principale di un pacchetto o di una distribuzione che include nuove funzioni.
SUSE Linux Enterprise supporta upgrade diretti da una release a quella successiva. Ad esempio, se attualmente è in esecuzione SUSE Linux Enterprise 11 SP2, l'upgrade verrà eseguito in due passaggi, prima a SUSE Linux Enterprise 11 SP3 e poi a SUSE Linux Enterprise 12.
Quando si effettua l'aggiornamento non è possibile ignorare una release intermedia. Per questo motivo, quando sono in esecuzione diverse versioni precedenti, come SUSE Linux Enterprise 10 o SUSE Linux Enterprise 11 SP1, SUSE consiglia di considerare una nuova installazione di una lunga sequenza di upgrade.
Gli upgrade tra architetture, come l'upgrade da una versione a 32 bit di SUSE Linux Enterprise Server a una versione a 64 bit, oppure l'upgrade da un big endian a un little endian non sono supportati.
Nello specifico, non è supportato l'upgrade da SLE 11 SP3 su POWER (big endian) a SLE 12 su POWER (nuovo: little endian).
Inoltre, poiché SUSE Linux Enterprise 12 è solo a 64 bit, gli upgrade da qualsiasi sistema SUSE Linux Enterprise 11 a 32 bit a SUSE Linux Enterprise 12 non sono supportati.
Non esistono percorsi di migrazione diretta a SUSE Linux Enterprise 12 supportati. Si consiglia invece di optare per una nuova installazione.
Non esistono percorsi di migrazione diretta a SUSE Linux Enterprise 12 supportati.
Se non è possibile effettuare una nuova installazione, prima di continuare è necessario eseguire l'aggiornamento da SUSE Linux Enterprise 11 GA a SP1, quindi da SUSE Linux Enterprise 11 SP1 a SP2. I primi passaggi sono descritti nella SUSE Linux Enterprise 11 Deployment Guide (https://www.suse.com/documentation/sles11/) (in lingua inglese) online.
Procedere quindi con il passaggio successivo:
In primo luogo eseguire l'upgrade del sistema a SUSE Linux Enterprise 11 SP3. Per ulteriori dettagli, vedere Sezione 7.4, «Passaggio intermedio: Aggiornamento da SLE 11 SP2 a SLE 11 SP3».
Procedere quindi con il passaggio successivo:
Per ulteriori dettagli, vedere Sezione 7.5, «Upgrade a SLE 12».
Prima di iniziare la procedura di aggiornamento, assicurarsi che il sistema sia preparato correttamente. Tra le varie operazioni, la preparazione prevede il backup dei dati e il controllo delle note di rilascio.
Nelle note di rilascio è possibile trovare informazioni aggiuntive sulle modifiche apportate rispetto alla release precedente di SUSE Linux Enterprise. Verificare se l'hardware in uso o la configurazione necessitano di considerazioni speciali, quali sono i pacchetti software preferiti che nello specifico hanno subito modifiche considerevoli e quali precauzioni si devono adottare oltre ai consigli generali indicati in questa sezione. Le note di rilascio contengono inoltre informazioni dell'ultimo minuto e problemi noti che non si è fatto in tempo a riportare nel manuale.
La versione attuale delle note di rilascio contenenti le informazioni più recenti su SUSE Linux Enterprise Server sono disponibili online alla pagina http://www.suse.com/doc/sles12/#start.
Prima di eseguire l'aggiornamento, copiare i file di configurazione esistenti su un supporto separato (ad esempio un dispositivo a nastro, un disco rigido rimovibile e così via) per eseguire il backup dei dati. Copiare in particolare i file archiviati in /etc e alcuni file e directory in /var e /opt. Può anche essere opportuno salvare i dati dell'utente contenuti /home (ovvero le directory HOME) su un supporto di backup. Eseguire il backup di questi dati come root. Infatti solo gli utenti root dispongono delle autorizzazioni di lettura per tutti i file locali.
Se in YaST si è selezionata la modalità di installazione , è possibile scegliere di eseguire un backup (del sistema) in un momento successivo. È possibile includere tutti i file modificati e i file della directory /etc/sysconfig. Si tratta tuttavia di un backup parziale in quanto mancano tutte le altre directory importanti indicate sopra. Trovare il backup nella directory /var/adm/backup.
Prima di avviare il processo di aggiornamento, prendere nota della partizione root. Mediante il comando df / è possibile visualizzare l'elenco dei nomi dei dispositivi nella partizione root. Ad esempio, nell'Esempio 7.1, «Visualizzare l'elenco con il comando df -h», la partizione radice da trascrivere è /dev/sda3 (montata come /).
df -h #Filesystem Size Used Avail Use% Mounted on /dev/sda3 74G 22G 53G 29% / tmpfs 506M 0 506M 0% /dev/shm /dev/sda5 116G 5.8G 111G 5% /home /dev/sda1 44G 4G 40G 9% /data
I programmi tendono a «crescere» da una versione all'altra. Quindi, prima di effettuare un aggiornamento, controllare lo spazio disponibile sulla partizione mediante il comando df. Se lo spazio disponibile sul disco non è sufficiente, proteggere i dati prima di procedere all'aggiornamento e di ripartizionare il sistema. Non esiste una regola generale in merito allo spazio che deve essere disponibile in ogni partizione. I requisiti di spazio dipendono dal particolare profilo di partizionamento e dal software selezionato.
Se il computer funge da server host per macchine virtuali per KVM o Xen, assicurarsi di spegnere correttamente tutti i guest delle macchine virtuali prima dell'aggiornamento. altrimenti l'accesso ai guest dopo l'aggiornamento potrebbe risultare impossibile.
La migrazione online è supportata dai seguenti strumenti:
(interfaccia grafica)
zypper (riga di comando)
Se si aggiorna il sistema tramite la migrazione online, l'aggiornamento ha luogo durante l'esecuzione del sistema. È necessario solo riavviare una volta il sistema dopo aver completato l'aggiornamento. È ancora possibile eseguire l'aggiornamento nei seguenti modi alternativi:
Per eseguire un aggiornamento online, è necessario che i seguenti requisiti siano soddisfatti. Assicurarsi di leggere anche Sezione 7.3, «Preparazione generale dell'aggiornamento».
Per potersi connettere agli archivi di aggiornamento, è necessario che il prodotto sia registrato. In caso diverso, eseguire il modulo in YaST oppure lo strumento della riga di comando suse_register per avviare la registrazione.
Assicurarsi che la versione attualmente installata disponga delle patch più recenti. Eseguire un aggiornamento prima della migrazione online. Quando si utilizza un'interfaccia grafica, avviare il modulo Aggiornamento online di YaST o l'applet del programma di aggiornamento. Nella riga di comando, eseguire i seguenti comandi (l'ultimo comando deve essere eseguito due volte):
zypper ref -s zypper update -t patch zypper update -t patch
Riavviare il sistema se necessario.
Vedere Chapter 1, YaST Online Update, Administration Guide o Section “Updating Software with Zypper”, Chapter 6, Managing Software with Command Line Tools, Administration Guide per ulteriori informazioni sugli strumenti di aggiornamento online.
se l'impostazione coinvolge software di terze parti o software aggiuntivo, eseguire un test di questa procedura su un altro computer per verificare che le dipendenze non vengano danneggiate dall'aggiornamento;
La migrazione online deve essere completata sempre dall'inizio alla fine. L'interruzione di una migrazione online causerà la corruzione del sistema con impossibilità di recupero.
Quando tutti i requisiti sono soddisfatti (vedere Sezione 7.4.4.1, «Requisiti»), nell'applet di aggiornamento della barra delle applicazioni verrà visualizzato un messaggio per indicare che l'upgrade di distribuzione è disponibile. Fare clic su di esso per avviare YaST . In alternativa, dalla riga di comando eseguire /usr/sbin/wagon come radice.
Confermare la finestra di dialogo di facendo clic su .
Se rileva che i requisiti non sono soddisfatti (aggiornamenti di manutenzione disponibili ma non ancora installati) verrà eseguito un aggiornamento automatico per il quale potrebbe essere necessario il riavvio. Seguire le istruzioni visualizzate.
Scegliere il metodo di aggiornamento nella seguente finestra di dialogo. Scegliere per utilizzare la configurazione di default (consigliata).
Fare clic su per scegliere manualmente gli archivi del software utilizzati per la migrazione online. Verrà visualizzato un elenco di archivi dal quale sarà possibile abilitare, disabilitare, aggiungere o eliminare manualmente gli archivi. Aggiungere le origini di aggiornamento SP3, che potrebbero essere il supporto di installazione SP3 o gli archivi SP3-Pool e SP3-Updates. Fare clic su per tornare alla finestra di dialogo .
Per rivedere le modifiche apportate alla configurazione dell'archivio causate dal processo di aggiornamento, selezionare .
Fare clic su per continuare.
Il sistema verrà registrato di nuovo. Durante questo processo, gli archivi SP3-Pool e SP3-Updates verranno aggiunti al sistema (vedere Sezione 7.7.2, «Modello di archivio» per ulteriori informazioni). Confermare l'aggiunta degli archivi.
Se nella finestra di dialogo si è selezionato , verrà visualizzato un elenco di archivi dal quale sarà possibile abilitare, disabilitare, aggiungere o eliminare manualmente gli archivi. Procedere con al termine dell'operazione.
Si apre la schermata in cui viene presentato un riepilogo della configurazione dell'aggiornamento. Sono disponibili le seguenti sezioni:
Qui è possibile aggiungere i prodotti aggiuntivi di SUSE Linux Enterprise Server o i prodotti di terze parti.
Elenca le azioni che verranno eseguite durante l'aggiornamento. È possibile scegliere se effettuare il download di tutti i pacchetti prima di installarli (default, consigliato) o effettuare il download e scaricare un pacchetto alla volta.
Panoramica statistica dell'aggiornamento.
Impostare le opzioni di backup.
Fare clic su e per continuare.
In questa schermata e in tutte quelle precedenti è possibile interrompere la migrazione online in modo sicuro prima di fare clic su . Fare clic su per abbandonare la procedura di aggiornamento e ripristinare lo stato del sistema antecedente all'avvio di YaST Wagon. Seguire le istruzioni visualizzate ed eseguire una nuova registrazione prima di abbandonare Wagon per rimuovere gli archivi SP2 dal sistema.
Durante la procedura di aggiornamento vengono eseguiti i seguenti passaggi:
I pacchetti saranno aggiornati.
Il sistema verrà riavviato (premere ).
Verrà effettuata una nuova registrazione del sistema aggiornato di recente.
L'aggiornamento del sistema a Service Pack 3 è stato completato.
zypper #
Quando tutti i requisiti sono soddisfatti (vedere Sezione 7.4.4.1, «Requisiti»), i «prodotti» necessari per la migrazione online vengono aggiunti a /etc/products.d. Ottenere un elenco di questi prodotti eseguendo il seguente comando:
zypper se -t product | grep -h -- "-migration" | cut -d'|' -f2
Il comando deve restituire almeno SUSE_SLES-SP3-migration. A seconda dell'ambito dell'installazione, è possibile che vengano elencati altri prodotti.
Installare i prodotti della migrazione recuperati nel passaggio precedente mediante il comando zypper in -t product LIST_OF_PRODUCTS, ad esempio
zypper in -t product SUSE_SLES-SP3-migration
Registrare i prodotti installati nel passaggio precedente per ottenere i rispettivi archivi di aggiornamento:
suse_register -d 2 -L /root/.suse_register.log
Aggiornare archivi e servizi:
zypper ref -s
Verificare l'elenco di archivi che è possibile recuperare con zypper lr.
Se uno di questi archivi non è abilitato (quando si segue questo workflow gli archivi SP3 non sono abilitati per default), abilitarlo con zypper modifyrepo --enable REPOSITORY ALIAS, ad esempio:
zypper modifyrepo --enable SLES11-SP3-Core SLES11-SP3-Updates
Se la configurazione contiene archivi di terze parti che potrebbero non essere compatibili con SP3, disabilitarli con zypper modifyrepo --disable REPOSITORY ALIAS.
A questo punto è possibile eseguire l'upgrade di distribuzione con zypper dup --from REPO 1 --from REPO 2 .... Assicurarsi di elencare tutti gli archivi necessari con --from, ad esempio:
zypper dup --from SLES11-SP3-Pool --from SLES11-SP3-Updates
Confermare con per avviare l'upgrade.
Dopo aver completato l'upgrade di distribuzione del passaggio precedente, eseguire il seguente comando:
zypper update -t patch
Ora che l'upgrade a SP3 è stato completato, è necessario registrare di nuovo il prodotto:
suse_register -d 2 -L /root/.suse_register.log
Riavviare infine il sistema.
L'aggiornamento del sistema a Service Pack 3 è stato completato.
L'aggiornamento del sistema mediante la migrazione online viene effettuata dal sistema in esecuzione. È necessario solo riavviare una volta il sistema dopo aver completato l'aggiornamento.
Per eseguire un aggiornamento online, è necessario che i seguenti requisiti siano soddisfatti. Assicurarsi di leggere anche Sezione 7.3, «Preparazione generale dell'aggiornamento».
Per potersi connettere agli archivi di aggiornamento, è necessario che il prodotto sia registrato. In caso diverso, eseguire il modulo in YaST oppure lo strumento della riga di comando suse_register per avviare la registrazione.
Assicurarsi che la versione attualmente installata disponga delle patch più recenti. Eseguire un aggiornamento prima della migrazione online. Quando si utilizza un'interfaccia grafica, avviare il modulo Aggiornamento online di YaST o l'applet del programma di aggiornamento. Nella riga di comando, eseguire i seguenti comandi (l'ultimo comando deve essere eseguito due volte):
zypper ref -s zypper update -t patch zypper update -t patch
Riavviare il sistema se necessario.
Vedere Chapter 1, YaST Online Update, Administration Guide o Section “Updating Software with Zypper”, Chapter 6, Managing Software with Command Line Tools, Administration Guide. per ulteriori informazioni sugli strumenti di aggiornamento online.
se l'impostazione coinvolge software di terze parti o software aggiuntivo, eseguire un test di questa procedura su un altro computer per verificare che le dipendenze non vengano danneggiate dall'aggiornamento;
La migrazione online deve essere completata sempre dall'inizio alla fine. L'interruzione di una migrazione online causa la corruzione del sistema con impossibilità di recupero.
La migrazione online con YaST Wagon è disponibile solo prima di SUSE Linux Enterprise Server 12.
Quando tutti i requisiti sono soddisfatti (vedere Sezione 7.4.4.1, «Requisiti»), nell'applet di aggiornamento della barra delle applicazioni verrà visualizzato un messaggio per indicare che l'upgrade di distribuzione è disponibile. Fare clic su di esso per avviare YaST . In alternativa, dalla riga di comando eseguire /usr/sbin/wagon come radice.
Confermare la finestra di dialogo di facendo clic su .
Se rileva che i requisiti non sono soddisfatti (aggiornamenti di manutenzione disponibili ma non ancora installati) verrà eseguito un aggiornamento automatico per il quale potrebbe essere necessario il riavvio. Seguire le istruzioni visualizzate.
Scegliere il metodo di aggiornamento nella seguente finestra di dialogo. Scegliere per utilizzare la configurazione di default (consigliata).
Fare clic su per scegliere manualmente gli archivi del software utilizzati per la migrazione online. Verrà visualizzato un elenco di archivi dal quale sarà possibile abilitare, disabilitare, aggiungere o eliminare manualmente gli archivi. Aggiungere le origini di aggiornamento SP2, che potrebbero essere il supporto di installazione SP2 o gli archivi SP2-Core e SP2-Updates. Fare clic su per tornare alla finestra di dialogo .
Per rivedere le modifiche apportate alla configurazione dell'archivio causate dal processo di aggiornamento, selezionare .
Fare clic su per continuare.
Il sistema verrà registrato di nuovo. Durante questo processo, gli archivi SP2-Core e SP2-Updates verranno aggiunti al sistema (vedere Sezione 7.7.2, «Modello di archivio» per ulteriori informazioni). Confermare l'aggiunta degli archivi.
Se nella finestra di dialogo si è selezionato , verrà visualizzato un elenco di archivi dal quale sarà possibile abilitare, disabilitare, aggiungere o eliminare manualmente gli archivi. Procedere con al termine dell'operazione.
Scegliere il tipo di migrazione:
Aggiorna tutti i pacchetti al livello SP2 più recente.
Aggiorna un insieme minimo di pacchetti al livello SP2 più recente.
Fare clic su per selezionare manualmente gli archivi utilizzati per l'upgrade.
Confermare la selezione.
Si apre la schermata in cui viene presentato un riepilogo della configurazione dell'aggiornamento. Sono disponibili le seguenti sezioni:
Qui è possibile aggiungere i prodotti aggiuntivi di SUSE Linux Enterprise Server o i prodotti di terze parti.
Elenca le azioni che verranno eseguite durante l'aggiornamento. È possibile scegliere se effettuare il download di tutti i pacchetti prima di installarli (default, consigliato) o effettuare il download e scaricare un pacchetto alla volta.
Panoramica statistica dell'aggiornamento.
Impostare le opzioni di backup.
Fare clic su e per continuare.
In questa schermata e in tutte quelle precedenti è possibile interrompere la migrazione online in modo sicuro prima di fare clic su . Fare clic su per abbandonare la procedura di aggiornamento e ripristinare lo stato del sistema antecedente all'avvio di YaST Wagon. Seguire le istruzioni visualizzate ed eseguire una nuova registrazione prima di abbandonare Wagon per rimuovere gli archivi SP2 dal sistema.
Durante la procedura di aggiornamento vengono eseguiti i seguenti passaggi:
I pacchetti saranno aggiornati.
Il sistema verrà riavviato (premere ).
Verrà effettuata una nuova registrazione del sistema aggiornato di recente.
L'aggiornamento del sistema a Service Pack 2 è stato completato.
zypper #
Quando tutti i requisiti sono soddisfatti (vedere Sezione 7.4.4.1, «Requisiti»), i «prodotti» necessari per la migrazione online sono stati aggiunti a /etc/products.d. Ottenere un elenco di questi prodotti eseguendo il seguente comando:
zypper se -t product | grep -h -- "-migration" | cut -d'|' -f2
Il comando deve restituire almeno SUSE_SLES-SP2-migration. A seconda dell'ambito dell'installazione, è possibile che vengano elencati altri prodotti.
Installare i prodotti della migrazione recuperati nel passaggio precedente mediante il comando zypper in -t product LIST_OF_PRODUCTS, ad esempio
zypper in -t product SUSE_SLES-SP2-migration
Registrare i prodotti installati nel passaggio precedente per ottenere i rispettivi archivi di aggiornamento:
suse_register -d 2 -L /root/.suse_register.log'
Aggiornare di nuovi gli archivi e i servizi:
zypper ref -s
Verificare l'elenco di archivi che è possibile recuperare con zypper lr. È necessario che almeno i seguenti archivi siano :
SLES11-SP1-Pool
SLES11-SP1-Updates
SLES11-SP2-Core
SLES11-SP2-Updates
A seconda dell'ambito dell'installazione, è necessario abilitare ulteriori archivi per i prodotti aggiuntivi o le estensioni.
Se uno di questi archivi non è abilitato (quando si segue questo workflow gli archivi SP2 non sono abilitati per default), abilitarlo con zypper modifyrepo --enable REPOSITORY ALIAS, ad esempio:
zypper modifyrepo --enable SLES11-SP2-Core SLES11-SP2-Updates
Se la configurazione contiene archivi di terze parti che potrebbero non essere compatibili con SP2, disabilitarli con zypper modifyrepo --disable REPOSITORY ALIAS.
A questo punto è possibile eseguire l'upgrade di distribuzione con zypper dup --from REPO 1 --from REPO 2 .... Assicurarsi di elencare tutti gli archivi necessari con --from, ad esempio:
zypper dup --from SLES11-SP2-Core --from SLES11-SP2-Updates
Confermare con per avviare l'upgrade.
Al completamento dell'upgrade di distribuzione del passaggio precedente, è stata eseguita una migrazione minima (un insieme minimo di pacchetti è stato aggiornato al livello SP2 più recente). Ignorare questo passaggio se non si ha intenzione di eseguire una migrazione completa.
Per eseguire una migrazione completa (aggiornamenti di tutti i pacchetti al livello SP2 più recente), eseguire il seguente comando:
zypper update -t patch
Ora che l'upgrade a SP2 è stato completato, è necessario registrare di nuovo il prodotto:
suse_register -d 2 -L /root/.suse_register.log
Riavviare infine il sistema.
L'aggiornamento del sistema a Service Pack 2 è stato completato.
In alternativa alla migrazione online (vedere Sezione 7.4.4, «Migrazione online» per i dettagli) è inoltre possibile aggiornare il sistema effettuando l'avvio da un'origine di installazione, come un DVD o un'origine di installazione di rete. L'aggiornamento avrà inizio come una normale installazione.
È possibile ottenere le immagini ISO Service Pack 2 da http://download.suse.com/. Masterizzarle su un DVD o preparare un'origine di installazione di rete come descritto nella Sezione 14.2, «Configurazione del server contenente le origini dell'installazione».
Prima di avviare una nuova installazione di SUSE Linux Enterprise SP, accertarsi di disporre di tutti i supporti di installazione del service pack (DVD).
Inserire il primo supporto di SUSE Linux Enterprise SP, quindi avviare il computer. Viene visualizzata una schermata di avvio simile a quella dell'installazione originale di SUSE Linux Enterprise 11.
Selezionare e seguire le istruzioni di installazione di YaST riportate nel Capitolo 6, Installazione con YaST.
Prima di iniziare un aggiornamento di SUSE Linux Enterprise SP da un'origine di installazione di rete, assicurarsi che i requisiti seguenti vengano soddisfatti:
L'impostazione dell'origine dell'installazione di rete è configurata in base alla Sezione 14.2, «Configurazione del server contenente le origini dell'installazione».
Esiste una connessione di rete funzionante sia nel server di installazione sia nel computer di destinazione che include un servizio dei nomi, DHCP (facoltativo, ma necessario per l'avvio PXE) e OpenSLP (facoltativo).
Esiste il DVD 1 di SUSE Linux Enterprise SP per avviare il sistema di destinazione oppure una configurazione del sistema di destinazione per avviare PXE in base alla Sezione 14.3.5, «Preparazione del sistema di destinazione per l'avvio PXE».
Per informazioni più approfondite sull'avvio dell'upgrade da un server remoto, fare riferimento al Capitolo 14, Installazione remota.
Per eseguire un'installazione di rete utilizzando il DVD SP come supporto di avvio, procedere come indicato:
Inserire il DVD 1 di SUSE Linux Enterprise SP, quindi avviare il computer. Viene visualizzata una schermata di avvio simile a quella dell'installazione originale di SUSE Linux Enterprise 11.
Selezionare per avviare il kernel del SP, quindi utilizzare F4 per selezionare il tipo di origine dell'installazione di rete (FTP, HTTP, NFS o SMB).
Indicare l'informazione appropriata sul percorso o selezionare come origine dell'installazione.
Selezionare il server di installazione appropriato tra quelli offerti o utilizzare il prompt delle opzioni di avvio per indicare il tipo di origine dell'installazione e l'ubicazione effettiva come nell'Installazione da un server di rete. YaST viene avviato.
Concludere l'installazione come indicato nella Sezione 7.4.5.3, «Procedura di aggiornamento».
Per eseguire un'installazione di rete di un SUSE Linux Enterprise Service Pack tramite rete, eseguire le operazioni riportate di seguito:
Modificare l'impostazione del server DHCP per indicare le informazioni sull'indirizzo necessarie per l'avvio PXE in base alla Sezione 14.3.5, «Preparazione del sistema di destinazione per l'avvio PXE».
Impostare il server TFTP in modo che conservi l'immagine di avvio necessaria per l'avvio PXE.
A tale scopo, utilizzare il primo CD o DVD di SUSE Linux Enterprise Service Pack oppure seguire le istruzioni riportate nella Sezione 14.3.2, «Configurazione di un server TFTP».
Preparare l'avvio PXE e Wake-on-LAN sul computer di destinazione.
Iniziare l'avvio del sistema di destinazione e utilizzare VNC per la connessione remota alla routine di installazione in esecuzione sul computer. Per ulteriori informazioni, vedere Sezione 14.5.1, «Installazione VNC».
Concludere l'installazione come indicato nella Sezione 7.4.5.3, «Procedura di aggiornamento».
Una volta completato l'avvio da un supporto di installazione o dalla rete, procedere come indicato di seguito per iniziare l'aggiornamento:
Nella schermata di scegliere e , quindi accettare il contratto di licenza. Fare clic su per continuare.
Qualora l'avvio venisse effettuato da un supporto fisico, eseguire una per verificare l'integrità del supporto. Ignorare questo passaggio solo se il supporto è già stato sottoposto a verifica.
Nella schermata selezionare . Facendo clic su si avvierà la procedura di aggiornamento.
In alternativa al download degli aggiornamenti per ogni singolo sistema client dal server di aggiornamento SUSE, è possibile utilizzare Subscription Management Tool (SMT) per SUSE Linux Enterprise per eseguire la copia speculare degli aggiornamenti in un server locale.
Questo strumento funge da proxy SUSE Customer Center sia per le registrazioni client sia come archivio di aggiornamento del software. La documentazione di SMT disponibile in http://www.suse.com/doc/smt11/ offre una panoramica delle rispettive funzioni, nonché le istruzioni per implementarle.
SUSE Manager è una soluzione server che fornisce aggiornamenti, patch e correzioni per la sicurezza dei client SUSE Linux Enterprise. Viene fornito in dotazione con un set di strumenti e un'interfaccia utente basata su Web per i task di gestione.
La documentazione relativa a SUSE Manager in http://www.suse.com/doc/suse_manager/ offre una panoramica delle funzioni del prodotto, nonché le istruzioni su come configurare server e client.
L'upgrade da SUSE Linux Enterprise 11 SP3 (o versione successiva) a SUSE Linux Enterprise 12 è supportato dagli strumenti seguenti:
Upgrade manuale, avviando da un ISO (vedere Sezione 7.5.1, « Upgrade manuale da SUSE Linux Enterprise 11 SP3 o versione successiva, utilizzando un'origine di installazione »
Migrazione semi-automatica, possibile via ssh (vedere Sezione 7.5.2, «Migrazione automatica da SUSE Linux Enterprise 11 SP3 a SUSE Linux Enterprise 12»)
È possibile eseguire l'upgrade del sistema effettuando l'avvio da un'origine di installazione, sia da un DVD locale sia da un'origine di installazione di rete, come se si eseguisse una nuova installazione. Quindi nella schermata di avvio, selezionare semplicemente "Upgrade" invece di "Installa" per eseguire l'upgrade del sistema.
Selezionare un metodo di avvio per avviare il sistema dall'ISO (vedere Sezione 6.1, «Selezione del metodo di installazione»).
Avviare il sistema dall'ISO (vedere Sezione 6.2, «Avvio del sistema per l'installazione»).
Nella schermata di avvio, selezionare "Upgrade" per avviare l'upgrade del sistema.
Se si seleziona "Installa", è possibile che i dati vengano persi successivamente. È necessario prestare particolare attenzione per non distruggere le partizioni dei dati durante una nuova installazione, ad esempio effettuando il ripartizionamento dei dischi (che può distruggere le partizioni esistenti) o riformattando le partizioni dei dati (cancellando tutti i dati in esse contenuti). In questo caso SUSE consiglia di selezionare "Upgrade".
Eseguire il consueto processo di upgrade (vedere Sezione 7.4.5.3, «Procedura di aggiornamento»).
Per eseguire una migrazione automatica, procedere come indicato di seguito:
Copiare il kernel di installazione linux e il file initrd dalla directory /boot/x86_64/loader/ del primo DVD di installazione nella directory /boot del sistema:
cp-vi DVDROOT/boot/x86_64/loader/linux /boot/linux.upgradecp-vi DVDROOT/boot/x86_64/loader/initrd /boot/initrd.upgrade
DVDROOT indica il percorso in cui il DVD viene montato dal sistema DVD, di norma è /run/media/$USER/$DVDNAME.
Aprire il file di configurazione GRUB esistente /boot/grub/menu.lst e aggiungere un'altra sezione. Per altri boot loader, modificare i rispettivi file di configurazione. Regolare di conseguenza i nomi dei dispositivi. Ad esempio:
title Linux Upgrade Kernel kernel (hd0,0)/boot/linux.upgrade root=/dev/sda1 upgrade OPTIONAL_PARAMETERS initrd (hd0,0)/boot/initrd.upgrade
OPTIONAL_PARAMETERS indicano i parametri di avvio aggiuntivi che potrebbero essere necessari per avviare il sistema ed eseguire l'upgrade. Potrebbero essere parametri del kernel necessari al sistema --- potrebbe essere necessario rivedere e copiare tali parametri da una voce GRUB esistente. Potrebbero essere anche parametri SUSE linuxrc, documentati online (http://en.opensuse.org/Linuxrc).
Se si deve eseguire l'upgrade automatico (vedere Sezione 22.2, «Esecuzione dell'upgrade automatico») , aggiungere autoupgrade=1 alla fine della rigakernel nella configurazione GRUB.
Riavviare il computer e selezionare la sezione appena aggiunta dal menu di avvio (qui: Upgrade kernel di Linux). È possibile utilizzaregrubonce per preselezionare la voce grub appena creata e in modo che abbia luogo un riavvio automatico a suo interno È inoltre possibile utilizzare reboot per iniziare il riavvio dalla riga di comando.
Eseguire il consueto processo di upgrade (vedere Sezione 7.4.5.3, «Procedura di aggiornamento»).
Una volta completato il processo di upgrade, rimuovere i file del kernel di installazione e initrd (/boot/linux.upgrade e /boot/initrd.upgrade). Da adesso in poi questi file sono inutili.
L'aggiornamento atomico si basa su strumenti che gestiscono due copie del sistema, consentendo così un semplice recupero dopo un aggiornamento non riuscito. Gli strumenti forniti richiedono una configurazione della partizione del disco particolare. Ogni copia del sistema si trova in una propria partizione primaria. Nel caso in cui un aggiornamento non riuscisse, è comunque possibile tornare allo stato precendente del sistema, disponibile sull'altra partizione.
L'implementazione ha dei requisiti precisi per la partizione del disco: la prima partizione radice è /dev/sda1 ed è necessario che occupi meno della metà del disco. Per la seconda partizione radice del sistema, gli strumenti creeranno /dev/sda2. Altre eventuali partizioni vengono condivise su entrambe le partizioni radice: considerare le dimensioni e ridurre conseguentemente le dimensioni della prima partizione; questo è un calcolo di esempio:
le dimensioni del disco interno meno le dimensioni di sda1 meno sda2 indicano lo spazio disponibile per le partizioni aggiuntive.
Installare il sistema con /dev/sda1 come partizione radice singola e con meno della metà dello spazio su disco.
Personalizzare il sistema installato. Verificare che il pacchetto multi-update-tools sia installato.
Eseguire multi-update-setup --partition, in questo modo viene creata la seconda partizione radice del sistema (/dev/sda2) di dimensioni simili.
Eseguire la partizione del resto del disco secondo le proprie esigenze e proseguire con la personalizzazione (*).
Per copiare il sistema in un'altra partizione, eseguire multi-update-setup --clone. Utilizzando questo comando è inoltre possibile modificare l'/elemento (radice) in /etc/fstab del sistema di destinazione.
Se necessario, procedere con la personalizzazione (*).
Per inizializzare la configurazione di boot loader eseguire multi-update-setup --bootloader. Il menu di boot loader in questo modo conterrà un elemento per avviare l'altro sistema.
L'installazione del boot loader GRUB 2 è obbligatoria. Gli strumenti non sono compatibili con altri boot loader.
Se non sono necessarie personalizzazioni alle voci contrassegnate con (*), eseguire il comando multi-update-setup --complete che consente di eseguire tutti e tre i passaggi.
Eseguire multi-update. Questo comando esegue zypper in un ambiente chroot e aggiorna l'altro sistema: non importa quale sia attivo. Per default, al momento dell'avvio viene visualizzato il menu di avvio.
Se il sistema, dopo essere aggiornato, ha un boot loader danneggiato, è necessario modificare il flag «Attivo» e impostarlo per la partizione radice dell'altro sistema per avviarlo.
Se il sistema aggiornato non si avvia, per selezionare l'altro sistema è necessario accedere al menu di boot loader.
Per ulteriori informazioni su GRUB 2, vedere Chapter 12, The Boot Loader GRUB 2, Administration Guide.
La partizione radice deve essere montata in base al nome della partizione, all'ID o in un altro modo. Il montaggio in base all'UUID della partizione o all'etichetta non è supportato.
Per ulteriori informazioni, consultare /usr/share/doc/packages/multi-update-tools/README in dotazione con il pacchetto multi-update-tools.
Il ciclo di vita di SUSE Linux Enterprise Server è di 13 anni: 10 anni di supporto generale e 3 anni di supporto esteso.
Il ciclo di vita di SUSE Linux Enterprise Desktop è di 10 anni: 7 anni di supporto generale e 3 anni di supporto esteso.
Le release principali vengono create ogni 4 anni. I service pack vengono creati ogni 18 mesi.
SUSE supporta i service pack precedenti per i 6 successivi alla release del nuovo service pack. In Figura 7.1, «Release principali e service pack» vengono illustrati alcuni degli aspetti menzionati.
Se si necessita di più tempo per la progettazione, la convalida e la verifica dei piani di upgrade, con Supporto a lungo termine per service pack (LTSS) è possibile estendere il servizio di supporto per altri 12-36 mesi con incrementi di 12 mesi, per un totale di 3-5 anni su qualsiasi service pack (vedere Figura 7.2, «Supporto a lungo termine per service pack (LTSS)»).
L'intervallo per i livelli di supporto esteso inizia dal decimo anno e termina il tredicesimo anno. Prevedono diagnosi continuata del livello di engineering L3 e correzione reattiva dei bug critici. Questi livelli di supporto eseguono attivamente aggiornamenti di exploit radice locali facoltativi nel kernel o altri exploit radice direttamente eseguibili senza intervento dell'utente. Vengono inoltre supportati l'hardware, i workload e i software stack esistenti con un elenco di esclusione dei pacchetti limitato. Vedere Tabella 7.1, «Aggiornamenti di sicurezza e correzione dei problemi» per una panoramica di quanto descritto.
|
Supporto generale per service pack (SP) più recenti |
Supporto generale per SP precedenti, con LTSS |
Supporto esteso con LTSS | |||
|---|---|---|---|---|---|
|
Funzione |
Da 1 a 5 anni |
Da 6 a 7 anni |
Da 8 a 10 anni |
Da 4 a 10 anni |
Da 10 a 13 anni |
|
Servizi tecnici |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
|
Accesso a patch e correzioni |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
|
Accesso a documentazione e knowledge base |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
|
Supporto per stack e workload |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
|
Supporto per nuove installazioni |
Sì |
Sì |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
No |
|
Richieste di potenziamento |
Sì |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
No |
No |
|
Abilitazione e ottimizzazione dell'hardware |
Sì |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
No |
No |
|
Aggiornamenti driver via SUSE SolidDriver Program (precedentemente noto come PLDP) |
Sì |
Sì |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
No |
|
Backport di correzioni da SP recente |
Sì |
Sì |
Limitato (in base alle richieste di partner e clienti) |
N/D |
N/D |
|
Aggiornamenti di sicurezza critici |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
Sì |
|
Risoluzione dei difetti |
Sì |
Sì |
Limitato (solo difetti con livello di gravità 1 e 2) |
Limitato (solo difetti con livello di gravità 1 e 2) |
Limitato (solo difetti con livello di gravità 1 e 2) |
Il layout dell'archivio corrisponde ai cicli di vita del prodotto. Tabella 7.2, «Layout degli archivi per SUSE Linux Enterprise 11 SP2 e SP3 e per SUSE Linux Enterprise 12» contiene un elenco di tutti gli archivi da SUSE Linux Enterprise 11 SP2 a SUSE Linux Enterprise 12.
|
Tipo |
SLES |
SLED | ||||||||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
Archivi obbligatori |
11 SP2
11 SP3
12
|
11 SP2
11 SP3
12
| ||||||||||||||||||||
|
Archivi facoltativi |
11 SP2
11 SP3
12
|
11 SP2
11 SP3
12
| ||||||||||||||||||||
|
NUOVO: Archivi specifici per il modulo |
12
|
12 |
Aggiornamenti di manutenzione ai pacchetti nell'archivio Core o Pool corrispondente.
Contiene tutti gli RPM binari del supporto di installazione, oltre alle informazioni sul modello e ai metadati di stato di supporto.
I seguenti archivi contengono contenuti statici. Dei due, solo l'archivio Debuginfo-Updates riceve gli aggiornamenti. Abilitare questi archivi se è necessario installare librerie con informazioni di debug in caso di errori.
SUSE Linux Enterprise 11 SP3.
Con l'aggiornamento a SP3 sono disponibili due soli archivi: SLES11-SP3-Pool e SLES11-SP3-Updates. Pur essendo visibili, gli archivi precedenti di SP2 non sono abilitati. Tali archivi disabilitati sono necessari solo a utenti con esigenze specifiche.
SUSE Linux Enterprise 12.
Con l'aggiornamento a SUSE Linux Enterprise 12 sono disponibili due soli archivi: SLES12-GA-Pool e SLES12-GA-Updates. Tutti gli archivi precedenti di SUSE Linux Enterprise 11 SP3 sono disabilitati.
Al momento della registrazione, il sistema riceve gli archivi da SUSE Customer Center. All'interno del Customer Center, i nomi degli archivi sono associati a URI specifici (vedere https://scc.suse.com/). Per visualizzare un elenco di tutti gli archivi disponibili nel sistema, utilizzare zypper come indicato di seguito:
zypper repos -u
In tal modo si ottiene un elenco di tutti gli archivi disponibili nel sistema. Ogni archivio viene elencato secondo il rispettivo alias, nome e a seconda che sia abilitato e venga aggiornato. L'opzione -u fornisce inoltre l'URI di origine del canale.
Se si desidera rimuovere archivi precedenti (ad esempio, quelli di SP1), utilizzare zypper removerepo e i nomi degli archivi. Ad esempio, per rimuovere gli archivi di SP1 e SP2 precedenti, utilizzare il seguente comando:
zypper removerepo SLES11-SP1-Pool SLES11-SP1-Updates \
SLE11-SP1-Debuginfo-Pool SLE11-SP1-Debuginfo-Updates \
SLES11-SP2-Core SLES11-SP2-Updates \
SLE11-SP2-Debuginfo-Core SLES11-SP2-Extension-Store\
SLE11-SP2-Debuginfo-UpdatesPer aggiungere di nuovo alcuni archivi, eseguire il login in https://scc.suse.com/ e selezionare dal menu › . Viene visualizzato un elenco di URI. È possibile aggiungere solo gli archivi provenienti da questo elenco di prodotti. Ad esempio, per aggiungere SP2 Extension Store, utilizzare il seguente comando (una riga, senza barra rovesciata):
zypper addrepo -n SLES11-SP2-Extension-Store \
https://nu.novell.com/repo/\$RCE/SLES11-SP2-Extension-Store/nu_novell_com:SLES11-SP2-Extension-StoreIn SUSE viene fatto un uso estensivo di backport, vale a dire la migrazione delle attuali correzioni e funzioni software nei pacchetti SUSE Linux Enterprise rilasciati. Le informazioni contenute in questa sezione consentono di capire perché è possibile essere tratti in inganno quando si confrontano i numeri di versione per giudicare le capacità e la sicurezza dei pacchetti software di SUSE Linux Enterprise. Sarà possibile comprendere le modalità con cui SUSE mantiene sicuro e aggiornato il software del sistema preservando la compatibilità del software applicativo dell'utente oltre che dei prodotti SUSE Linux Enterprise. Sarà inoltre possibile apprendere come verificare quali problemi relativi alla sicurezza pubblica riguardano effettivamente il software del sistema SUSE Linux Enterprise e l'attualità effettiva del software in uso.
Gli sviluppatori upstream sono interessati soprattutto all'avanzamento del software che sviluppano. In molti casi, insieme alla correzione dei bug introducono nuove funzioni non ancora testate adeguatamente e che possono comportare l'introduzione di nuovi bug.
Per gli sviluppatori di distribuzione, è importante saper distinguere tra:
correzioni di bug che incidono limitatamente sulla funzionalità e
modifiche che potrebbero compromettere la funzionalità esistente.
Nella maggior parte dei casi, gli sviluppatori di distribuzione non seguono tutte le modifiche upstream dopo il rilascio di un pacchetto. Di solito rimangono fedeli alla versione upstream rilasciata inizialmente e creano patch basate sulle modifiche upstream per correggere i bug. Questa pratica è nota come backporting.
Di norma, gli sviluppatori di distribuzione si limitano a introdurre una versione più recente del software in due casi specifici:
quando l'entità delle modifiche tra i pacchetti e le versioni upstream è tale per cui il backporting non è più fattibile oppure
per il software che essenzialmente agisce in modo negativo, come il software antimalware.
In SUSE viene fatto un ampio uso di backport mentre si cerca di trovare un buon compromesso con le numerose preoccupazioni scaturite dal software aziendale. Tra queste, le principali riguardano:
L'ottenimento di interfacce (API) stabili sulle quali i fornitori di software possono fare affidamento quando creano prodotti da utilizzare con i prodotti per aziende SUSE.
La certezza che i pacchetti utilizzati nella release dei prodotti per aziende SUSE siano di qualità superiore e che siano stati testati totalmente sia singolarmente sia parzialmente, come parte di un prodotto completo.
La preservazione di varie certificazioni dei prodotti per aziende SUSE ottenute da altri fornitori, come le certificazioni per i prodotti Oracle o SAP.
Consentire agli sviluppatori SUSE di concentrarsi al meglio sulla prossima versione del prodotto, piuttosto che disperdere energie in numerose release.
Mantenere una visione chiara di ciò che è in una particolare release aziendale, in modo che il nostro supporto sia in grado di fornire informazioni accurate e tempestive in merito.
Una regola generale delle policy prevede che nessuna nuova versione upstream di un pacchetto venga introdotta nei nostri prodotti per aziende. Si tratta tuttavia di una regola non assoluta. Per una classe limitata di pacchetti, in particolare i software antivirus, la sicurezza ha un peso maggiore rispetto all'approccio conservativo, che dal punto di vista del controllo della qualità è preferibile. Per i pacchetti di tale classe, occasionalmente le versioni più recenti vengono introdotte in una versione rilasciata di una linea di prodotti per aziende.
Talvolta anche per altri tipi di pacchetti la scelta volge sull'introduzione di una nuova versione piuttosto che su un backport, soprattutto quando quest'ultimo non è fattibile dal punto di vista economico oppure nel caso in cui i motivi tecnici sono di tale entità per cui è preferibile realizzare una versione nuova.
A causa del backporting, non è possibile confrontare semplicemente i numeri di versione per determinare se un pacchetto SUSE contiene una correzione a un determinato problema o se è stata aggiunta una particolare funzione. Con il backporting, la parte upstream del numero di versione di un pacchetto SUSE indica semplicemente la versione upstream sulla quale si base il pacchetto SUSE. Può contenere correzioni di bug e funzioni non presenti nella release upstream corrispondente, di cui però è stato effettuato il backporting nel pacchetto SUSE.
Un'area particolare in cui tale valore limitato dei numeri di versione quando è coinvolto il backporting può causare problemi con gli strumenti di scansione della sicurezza. Alcuni strumenti di scansione delle vulnerabilità della sicurezza (o particolari prove all'interno di tali strumenti) funzionano solamente sulle informazioni della versione. Tali strumenti/prove sono quindi inclini a generare «falsi positivi» (ad esempio, una parte di software risulta vulnerabile quando di fatto non lo è) quando sono coinvolti i backport. Nella valutazione dei rapporti sugli strumenti di scansione della sicurezza, si dovrebbe indagare sempre se una voce si basa su un numero di versione o su una prova effettiva dell'esistenza reale della vulnerabilità.
Vi sono numerose ubicazioni in cui sono memorizzate le informazioni relative a correzioni di bug e funzioni sottoposti a backport:
Il log delle modifiche del pacchetto:
rpm -q --changelog name-of-installed-package rpm -qp --changelog packagefile.rpm
Output in cui è documentata in breve la cronologia delle modifiche del pacchetto.
Il log delle modifiche del pacchetto può contenere voci come bnc#1234 che fanno riferimento ai bug presenti nel sistema di registrazione Bugzilla di Novell o in altri sistemi di registrazione dei bug. (Date le policy sulla riservatezza, non tutte le informazioni di questo tipo sono accessibili).
Un pacchetto può contenere un file /usr/share/doc/packagename/README.SUSE o README.SuSE nel quale sono incluse informazioni generali, di alto livello specifiche al pacchetto SUSE.
Il pacchetto di origine RPM contiene le patch applicate durante la creazione di normali RPM binari come file separati che è possibile interpretare se si ha familiarità con la lettura del codice sorgente. Vedere Section “Installing or Downloading Source Packages”, Chapter 6, Managing Software with Command Line Tools, Administration Guide per l'installazione delle origini del software SUSE Linux Enterprise, vedere Section “Installing and Compiling Source Packages”, Chapter 6, Managing Software with Command Line Tools, Administration Guide per la creazione di pacchetti su SUSE Linux Enterprise e vedere il libro Maximum RPM (http://www.rpm.org/max-rpm/) (in lingua inglese) per gli utilizzi interni delle build dei pacchetti software SUSE Linux Enterprise.
Annunci sulla sicurezza SUSE (http://www.suse.com/support/security/#1) per correzioni di bug relativi alla sicurezza. Spesso si riferiscono ai bug mediante nomi standardizzati come CAN-2005-2495, che vengono mantenuti dal progetto Vulnerabilità ed esposizioni comuni (http://cve.mitre.org).
Gli agganci di migrazione consentono di eseguire uno script esterno personalizzato durante il processo di migrazione. Tali script consentono di gestire problemi specifici che è impossibile risolvere con gli script RPM tradizionali oppure consentono di eseguire azioni straordinarie che potrebbero essere necessarie durante la migrazione (non richieste durante l'aggiornamento normale del pacchetto).
Gli agganci di migrazione vengono eseguiti con privilegi di utente root, quindi è possibile effettuare qualsiasi task di manutenzione negli script (avvio/interruzione dei servizi, backup dei dati, migrazione dei dati e così via...). Gli script non devono essere interattivi; STDIN e STDOUT vengono reindirizzati ai canali quando sono in esecuzione su YaST. Evitare di utilizzare la sessione X in quanto potrebbe non essere disponibile in tutti i casi (ad esempio durante l'esecuzione in modalità testo). Non dimenticare di impostare l'autorizzazione per l'esecuzione degli script di aggancio.
Gli agganci di migrazione sono supportati nel pacchetto yast2-wagon versione 2.17.32.1 (fornito come aggiornamento di SLES11-SP2) o 2.17.34 (incluso in SLES11-SP3) o versioni successive.
È possibile ricercare gli script nella directory /var/lib/YaST2/wagon/hooks/. Il nome dello script previsto è in formato passaggio_seq_prefisso_nome, dove:
è un nome del passaggio della migrazione predefinito, che descrive l'attuale passaggio della migrazione.
è il numero di sequenza compreso tra 00 e 99, grazie al quale è possibile impostare l'ordine di esecuzione degli script (È importante mantenere gli zero all'inizio per consentire l'ordinamento corretto)
deve essere univoco al fine di evitare conflitti (come uno spazio dei nomi). Utilizzare il nome del pacchetto (se fa parte di un pacchetto) o il nome del fornitore, il nome di dominio Internet e così via, sostanzialmente qualsiasi nome che possa essere considerato sufficientemente univoco.
può essere qualsiasi stringa (utilizzata per differenziare gli script). Si consiglia di utilizzare un nome descrittivo.
/var/lib/YaST2/wagon/hooks/before_package_migration_00_postgresql_backup
Lo script deve restituire il valore di uscita 0. In caso contrario, (viene restituito un valore di uscita diverso da zero) in Wagon viene visualizzato un messaggio di errore ed è possibile riavviare lo script, ignorare l'errore (continuando con altri script) o annullare completamente gli agganci per il passaggio e la fase attuali.
Potenzialmente è possibile eseguire più volte gli script di aggancio (quando si passa da una finestra di dialogo all'altra di Wagon, questo potrebbe riavviarsi o è possibile che alcuni passaggi vengano eseguiti più volte nel workflow di migrazione), quindi gli script devono adeguarsi (possono verificare all'inizio se devono eseguire l'azione oppure se l'azione è già stata compiuta, possono creare un file di indicatori temporaneo o altrimenti risolvere più esecuzioni in modo appropriato).
Alcuni agganci sono facoltativi perché dipendono dai risultati precedenti o dai valori selezionati dall'utente. Si noti che alcuni agganci vengono denominati più volte (ad esempio la registrazione viene denominata prima e dopo la migrazione). Di seguito è riportato un elenco di agganci supportati (nomi di passaggi) nel rispettivo ordine di esecuzione:
before_init
avviato all'inizio (nota: viene richiamato di nuovo dopo il riavvio di Wagon)
before_welcome
, after_welcome
avviato prima/dopo la visualizzazione della finestra di dialogo di benvenuto
before_registration_check
, after_registration_check
In Wagon viene verificato lo stato della registrazione (se la registrazione di alcuni prodotti è scaduta, la migrazione potrebbe concludersi con un errore). Se il controllo risulta positivo, non viene visualizzata alcuna finestra di dialogo e Wagon continua automaticamente con il passaggio successivo
before_custom_url
, after_custom_url
viene avviato il programma di gestione dell'archivio (facoltativo, solo in modalità CD delle patch)
before_self_update
, after_self_update
richiamato prima/dopo l'aggiornamento stesso di Wagon (per assicurare che per la migrazione venga utilizzata la versione più recente)
before_installing_migration_products
, after_installing_migration_products
richiamato prima/dopo l'installazione dei prodotti di migrazione
before_selecting_migration_source
, after_selecting_migration_source
Wagon chiede all'utente di eseguire la migrazione dagli archivi SUSE Customer Center o utilizzando un archivio personalizzato; il passaggio successivo dipende dalla scelta dell'utente
before_registration
, after_registration
esecuzione del registro SUSE (per aggiungere archivi di migrazione)
before_repo_selection
, after_repo_selection
gestione manuale degli archivi
before_set_migration_repo
, after_set_migration_repo
selezione degli archivi di migrazione (migrazione completa/minima quando si utilizza SUSE Customer Center) o selezione degli archivi di aggiornamento (migrazione personalizzata degli archivi)
before_package_migration
prima dell'avvio di un pacchetto, dopo questo passaggio inizia la migrazione effettiva e non è possibile tornare automaticamente allo stato precedente (se si interrompe questa fase, si genera incoerenza nel sistema (metà upgrade) ed è necessario effettuare un rollback manuale)
before_registration
, after_registration
esecuzione del registro SUSE (per registrare i prodotti aggiornati)
before_congratulate
, after_congratulate
prima/dopo la visualizzazione della finestra di dialogo di congratulazioni di Wagon a conferma della migrazione avvenuta con esisto positivo
before_exit
richiamato appena prima della chiusura di Wagon (sempre, indipendentemente dal risultato della migrazione, anche dopo l'interruzione e al riavvio)
Agganci di interruzione speciali che vengono richiamati quando l'utente interrompe la migrazione. È possibile richiamare tali agganci in qualsiasi passaggio del workflow di migrazione, pertanto l'ordine di esecuzione non è assicurato. Questi script devono verificare lo stato attuale se si affidano ai risultati di altri agganci.
before_abort
l'utente ha confermato l'interruzione della migrazione
before_abort_rollback
, after_abort_rollback
l'utente ha confermato il rollback dopo l'interruzione (ripristinando i prodotti installati precedentemente all'inizio della migrazione). Tali agganci vengono richiamati dopo before_abort e vengono ignorati quando l'utente non conferma il rollback.
Questi agganci vengono richiamati a ogni avvio di Wagon stesso.
before_restart
Wagon sta per essere completato e sarà avviato di nuovo
after_restart
Wagon è stato riavviato e viene eseguito il passaggio successivo del workflow di migrazione
L'elenco di agganci è piuttosto grande, ma molti di essi hanno senso solo in casi speciali. Nell'uso normale si dovrebbe dare la preferenza ai seguenti agganci:
Per compiere un'azione prima della migrazione del sistema (la versione precedente è ancora in esecuzione) utilizzare l'aggancio before_package_migration.
A questo punto è chiaro che la migrazione è pronta e che sta per iniziare, poiché in tutti i passaggi precedenti era possibile interromperla.
Per compiere azioni dopo la migrazione del sistema (nel sistema è in esecuzione la nuova versione migrata, ma alcuni elementi non sono ancora attivi, ad esempio è necessario il riavvio del kernel aggiornato o dei servizi aggiornati e così via...), utilizzare l'aggancio before_congratulate o after_congratulate.
È possibile utilizzarlo anche per ripulire i risultati dell'aggancio before_package_migration. La migrazione è stata completata con esito positivo.
Per invertire le modifiche qualora la migrazione venisse interrotta, utilizzare uno degli agganci di interruzione a seconda del caso. Si tenga presente che è possibile richiamare in qualsiasi momento gli agganci di interruzione, pertanto potrebbe non essere necessario invertire le modifiche (l'aggancio che effettua le modifiche potrebbe non essere stato ancora richiamato). Gli agganci di interruzione devono verificare lo stato attuale.
Le versioni precedenti di Wagon supportavano solo due script di aggancio: /usr/lib/YaST2/bin/wagon_hook_init e /usr/lib/YaST2/bin/wagon_hook_finish. Il problema consisteva nel fatto che era possibile eseguire un solo script come aggancio ed era impossibile inserire gli agganci direttamente nei pacchetti RPM.
Questi script di aggancio precedenti sono ancora supportati nelle versioni più recenti di Wagon affinché siano compatibili con quelle precedenti, ma si devono utilizzare i nuovi agganci before_init e before_exit al posto di quelli precedenti.